Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/69

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sepolti vivi 67


Una di queste esplosioni, causata forse da una quantità enorme di gaz, era stata quella che aveva fatto crollare la galleria che i quattro cercatori dei tesori degli Inchi da alcuni giorni percorrevano.

Le pareti delle caverne sotterranee che imprigionavano quei vapori, erano state violentemente respinte da quel poderoso scoppio, comunicando la scossa ai terreni che le circondavano. Le gallerie avevano, dopo un violento oscillare, ceduto, le rocce erano state rovesciate, la crosta terrestre si era aperta, rinchiusa, poi nuovamente aperta e nuovamente rinchiusa facendo traballare e cadere tuttociò che sosteneva. Forse città intere, orribilmente scosse, erano state spianate in pochi istanti; forse dei monti anche, violentemente sollevati e poi inclinati, erano franati causando chi sa mai quali spaventevoli rovine e spegnendo chi sa mai quante e quante vite1.

  1. Purtroppo quel violento terremoto che aveva seppellito gli audaci cercatori dei tesori degli Inchi, aveva causato alla superficie della terra danni immensi.
    La città messicana di Colima, sotto la quale gli esploratori senza dubbio si trovavano, era stata furiosamente scossa nell’istesso momento che la galleria rovinava. Per quaranta secondi oscillò spaventosamente. Il terreno si aprì in diversi luoghi, gli alberi furono in gran numero schiantati, alcuni fiumicelli cambiarono letto, la cattedrale, un magazzino di deposito e altri fabbricati in mattoni furono spianati fino alle fondamenta e molto persone che erano fuggite sulla piazza maggiore furono schiacciate dalla caduta d’una muraglia del palazzo reale.
    Anche Manzanillo altra città messicana, sofferse assai. Cadde la cattedrale eretta da più di un secolo, venti persone rimasero schiacciate dalla caduta d’una parte dell’Albergo Americano e tre altre rimasero sepolte sotto le rovine del magazzino di Wusserman e Comp.
    Il vulcano Colima alcuni giorni prima aveva eruttato con furia indicibile. Senza dubbio era questo il vulcano che l’ingegnere Webher e Morgan avevano visitato. (E. S.)