Pagina:Salgari - I figli dell'aria.djvu/305

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il monastero di dorkia 267

come sarebbe andato a finire quel ricevimento e come avrebbero potuto sostenere dinanzi alla Perla dei sapienti, di essere veramente degli esseri superiori, dei figli della grande divinità.

Si guardavano l’un l’altro con occhi smarriti, maledicendo in loro cuore quell’uragano che li aveva precipitati nel lago sacro, invece che in qualche bacino deserto.

Il Bogdo-Lama lasciò che i monaci sfilassero dinanzi alla porta, poi, quando se ne furono andati, fece sedere i due europei su un divano, pronunciando alcune parole che Fedoro non riuscì a capire.

Non ricevendo risposta, il Lama si lasciò sfuggire un gesto di sorpresa. E infatti il sapiente doveva ben stupirsi di non farsi capire dai figli di Budda. Trovava certo strano che non parlassero il tibetano.

Fortunatamente Fedoro non aveva perduto completamente il suo sangue freddo. Comprendendo che stava per tradirsi, giocò risolutamente d’audacia.

— La Perla dei sapienti ha parlato una lingua che noi non possiamo capire, — disse in cinese. — Non deve stupirsi, perchè noi eravamo stati incaricati dallo spirito divino che regna nel nirvana, di visitare i monasteri buddisti della Mongolìa e non già quelli del Tibet. In quattro siamo discesi dal cielo con diverse missioni e quello che doveva qui venire, non è ancora giunto.

— E perchè vi siete spinti fino qui? — chiese il Bogdo-Lama rispondendo nell’eguale lingua.

— Volevamo venire a vedere il lago sacro e ritemprarci nelle sue acque, prima di riguadagnare la Mongolìa.

— Voi siete scesi dal cielo sul dorso d’un immenso uccello, è vero?

— Sì, — rispose Fedoro. — Una grande aquila, che era prima la guardiana del nirvana, un uccello terribile che è stato incaricato di difenderci dalle insidie e dalle offese di coloro che non credono in Budda e che sono i nemici della nostra religione.

— Quanto desidererei vedere anch’io quel volatile! — esclamò la Perla dei sapienti. — M’hanno narrato meraviglie della potenza di quel mostro alato; m’hanno detto che turbinava sulle ali della tempesta, lasciandosi dietro una striscia di fuoco. Solo il grande Budda poteva creare un simile uccello. Verrà qui?

— Lo aspettiamo.