Pagina:Salgari - I figli dell'aria.djvu/307

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il monastero di dorkia 269

ora Rokoff con una cert’aria imbarazzata. Pareva che volesse fare una domanda, ma che non osasse.

— Fedoro, — disse Rokoff a mezza voce, — sta in guardia. Mi pare che questo monaco rimugini qualche cosa di pericoloso nel suo cervello. Bada di non farti cogliere in fallo.

— Me ne sono accorto anch’io, — rispose il russo.

Il Lama, dopo aver scosso più volte la testa ed essersi lisciata ripetutamente la lunga barba, disse con una certa timidezza.

— Vorrei rivolgere una preghiera ai figli del grande Illuminato.

— Parlate, — rispose Fedoro — quantunque, prevedendo un grave pericolo, si sentisse accapponare la pelle.

— La voce del vostro arrivo deve essersi sparsa fra tutti gli abitanti e i monasteri del Tengri-Nor e domani i pellegrini accorreranno in folla a vedere gl’inviati del nostro Dio.

— Non abbiamo alcuna difficoltà a mostrarci alle turbe dei fedeli, — rispose Fedoro, credendo che tutto si limitasse a quella domanda.

— Il nostro monastero organizzerà una grande cerimonia religiosa per rendere grazie all’Illuminato d’essersi degnato di mandare qui i suoi figli.

— Diavolo, dove andrà a finire costui? — pensò Fedoro.

— Vorrei pregarvi di tenere una conferenza sui doveri dei buoni buddisti, per ispirare maggior zelo nei nostri pellegrini. Sarà un avvenimento pel nostro monastero, il quale acquisterà una maggior celebrità tale da oscurare per sempre quella di Tascilumpo. —

Altro che pelle d’oca! Fedoro sudava a freddo.

— Hai capito nulla? — chiese a Rokoff.

— Affatto, — rispose questi.

— Domanda a me di fare un discorso.

— Trovi difficile il farlo?

— Non conosco che vagamente la religione buddista. Che cosa potrei dire? Che racconti delle frottole? Non dobbiamo scherzare colla Perla dei sapienti.

— Come vuoi cavartela? Se ti rifiuti chissà che cosa potrà nascere. Per ora acconsenti, tanto per guadagnare tempo, poi vedremo.

— Il figlio del grande Illuminato accetta? — chiese il Lama.

— Sì, — rispose Fedoro, a denti stretti.