Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/109

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La grande caverna ormai si restringeva rapidamente non solo, ma anche si abbassava. Già si potevano vedere, quando la fiamma eruttava con maggior violenza, le due rive del lago.

Gli uomini però che poco prima erano stati veduti a muoversi quasi dinanzi a quella fiammella, parevano che fossero scomparsi. Il dottore aveva più volte puntato il cannocchiale, scrutando le rocce vicine con esito negativo.

Si erano nascosti nei dintorni, oppure avevano preso precipitosamente il largo, non amando di venire raggiunti?

Probabilmente avevano scorte le lampade della scialuppa, prima che al dottore fosse venuta l'idea di farle spegnere e s'erano affrettati a sottrarsi all'incontro.

Per quale motivo? Ecco quello che si chiedeva insistentemente il dottore.

– Se fossero degli esploratori come noi, si sarebbero affrettati a venirci incontro – disse il signor Bandi a padron Vincenzo che lo interrogava. – Io credo che sarebbero stati lieti di unirsi a noi e di continuare il viaggio in nostra compagnia.

– Allora non può essere che quel cane di Simone – disse il pescatore.

– Non solo, poiché ho scorto un altro uomo.

– Avrà trovato qualche compagno. Forse gli avrà promesso chissà quali prodigiose ricchezze.

– Comincio a credere anch'io che si tratti dello slavo. Egli solo conosceva l'esistenza di questo canale.

– Pure non saprei trovare alcun motivo per sfuggirci.

– Temerà che noi lo derubiamo del tesoro – disse Michele.

– O la nostra collera? – disse padron Vincenzo.

– Sì, l'una e l'altra forse – rispose il dottore. – Teniamoci in guardia, perché temo che quell'uomo sia capace di farci qualche brutto giuoco.

– Ed anche di qualunque tradimento, dottore – disse padron Vincenzo. – Adagio Michele: non avanziamo che con prudenza.

La scialuppa era allora giunta a due o trecento metri dal canale. La vampata non si trovava nel tunnel, come prima avevano creduto, bensì all'estremità del lago.

Irrompeva da un tumulo di massi enormi, accatastati in modo da formare una specie di cono, un vulcanetto di proporzioni modeste.

Era una vera fontana ardente, però la vampa usciva con grande impeto, rumoreggiando e scoppiettando.

All'intorno si espandeva un acuto odore d'idrogeno e delle fiammelle s'accendevano talora in aria per ispegnersi quasi subito.

I quattro esploratori avevano fermata la scialuppa dietro la sporgenza di una grande rupe, la quale proiettava una cupa ombra sulle acque e di là spiavano ansiosamente i dintorni, colla speranza di sorprendere i due misteriosi individui.

– Non si vede nulla – disse padron Vincenzo, dopo qualche po'. – Che si siano allontanati?