Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/112

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– Bah! Li raggiungeremo egualmente – disse padron Vincenzo. – Mangiamo un boccone, poi in caccia!...

Tornarono alla scialuppa, ed approfittando d'un piccolo getto di gas che avvampava alla base del vulcanetto, misero a bollire la pentola.

Il pasto fu fatto lestamente, poi i quattro esploratori s'imbarcarono, decisi a raggiungere quei misteriosi individui che prendevano tante precauzioni per non farsi inseguire.

Imboccato il tunnel, spinsero gli sguardi sotto quelle vôlte tenebrose, sperando di scorgere in lontananza qualche punto luminoso, ma invano. La grande galleria era nera come la gola d'una miniera di carbone.

– Per centomila merluzzi! – esclamò padron Vincenzo, con ira. – Dove si sono cacciati quei furfanti?

– Che si siano arrestati in qualche luogo? – chiese Michele. – È impossibile che navighino senza una lampada.

– E chi ti dice che non abbiano qualche lanterna accesa? – disse il dottore.

– Cosa volete dire? – chiese padron Vincenzo.

– Che possono aver coperta la parte posteriore della lampada, onde impedire a noi di poterla scorgere.

– Per mille pescicani!... Non ci avevo pensato!... Ah!... I furbi!...

– E noi non potremo far nulla per ingannarli? – chiese Michele.

– Assolutamente nulla, avendo bisogno di vedere dinanzi a noi, per non urtare contro qualche imprevisto ostacolo.

– Allora ci vedranno, dottore.

– Lo so, ma non possiamo fare diversamente.

– Non importa – disse padron Vincenzo. – Tutti ai remi e avanti a gran lena!... Vivaddio!... Siamo in quattro, tutti robusti!...

La scialuppa, sotto lo sforzo poderoso dei quattro remi, procedeva rapidamente, inoltrandosi sotto le tenebrose vôlte del tunnel.

Essendo impossibile non farsi scorgere, il dottore aveva accesa una torcia e l'aveva piantata a prora per poter meglio osservare quella seconda parte del canale.

Le sue dimensioni erano eguali al primo tronco che andava a sboccare nella laguna veneta. Le vôlte e le pareti erano però meglio lavorate, fors'anche in causa della buona qualità della roccia, una specie di traversino grigiastro e quasi poroso, quindi facilissimo a traforarsi.

Anche la profondità dell'acqua era pressoché eguale e del pari l'altezza delle vôlte. Pareva che quel valente ingegnere che l'aveva ideato avesse anche pensato alle future dimensioni delle navi, dimensioni molto maggiori di quelle d'una volta.

Le grandi corazzate moderne non dovevano avere alcuna difficoltà a percorrere quel mirabile tunnel, bastando togliere l'alberatura, già ormai di ben poca utilità.

– Quale meraviglioso lavoro! – esclamava di tratto in tratto il dottore, pur non cessando di arrancare. – E dire che nessuno dei nostri moderni ingegneri ha mai pensato all'immenso vantaggio che ricaverebbe l'Italia da un simile canale!