Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/118

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– Badate a non sbandare la scialuppa – disse il dottore.

– Non temete – rispose Michele.

Vincenzo e Roberto si spinsero fuori dal bordo ed agguantarono l'oggetto che si trovava quasi interamente sommerso.

– È un barile – disse Vincenzo.

– E deve essere pieno – aggiunse Roberto.

– Potete issarlo a bordo? – chiese il dottore.

– Non è molto grande, quindi non sarà difficile. Bada, Roberto! Non forzare il bordo o cederà.

Afferratolo solidamente, con uno sforzo poderoso lo trassero dall'acqua e lo deposero in mezzo alla scialuppa.

Il dottore s'era impadronito vivamente della lampada, osservandolo attentamente.

Era un barile comune, di quelli che vengono chiamati dai marinai carratelli, senza alcuna modificazione. Solamente su di una doga si scorgevano due lettere impresse a fuoco: un B ed un N.

– Nulla – disse il dottore. – Speravo di trovare qualche nome, almeno quello del fabbricante o del fornitore.

– Vediamo cosa contiene – disse padron Vincenzo.

Afferrò una scure e con un colpo vigoroso sfondò una doga.

– È pieno di carne salata – disse.

– Bene conservata?

– Sì, dottore.

– Allora questo barile apparteneva agli uomini che ci precedono. Se fosse rimasto sommerso parecchio tempo, anche ben chiuso, le carni si sarebbero guastate.

– Il legno non si è ancora impregnato d'acqua – osservò Michele. – Questo barile deve essere stato gettato nel canale da qualche ora.

– Ciò mi mette un sospetto – disse Vincenzo.

– Quale? – chiese il dottore.

– Che quell'esplosione abbia affondata la scialuppa degli uomini che ci precedono.

– È probabile.

– Allora si saranno annegati?

– Lo temo, Vincenzo. Le pareti del canale sono troppo lisce per offrire un rifugio. Io non so chi sono quegli uomini, ma penso che non dobbiamo lasciarli perire. Chissà qualcuno nuota ancora.

– Proviamo a chiamare. Se qualcuno è ancora vivo, risponderà.

– Tanto più che sotto questo tunnel la voce deve propagarsi ad una distanza straordinaria.

Padron Vincenzo lanciò tre tuonanti chiamate:

– Ohe! Ohe! Ohe!

Stettero in ascolto, ma la voce si perdette sotto le infinite vôlte dell'immensa galleria, senza ottenere alcuna risposta.

Le tre chiamate furono ripetute e con eguale insuccesso.

– Devono essere morti – disse Michele, il quale aveva provato un brivido.