Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/230

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Erano banchi traditori, formati da sabbie mobili senza fondo, pronte ad inghiottire l'imprudente che avesse osato calpestarle.

Nubi di uccelli acquatici s'alzavano dai paletuvieri all'accostarsi della scialuppa e fuggivano via schiamazzando. Erano tanagre dalle penne azzurre ed il ventre aranciato; delle gallinelle turchine; dei mariapreta, graziosi uccellini tutti neri e la testa bianca e anche dei bellissimi ciganas i fagiani delle paludi e dei corsi d'acqua.

Per più di un'ora i due portoghesi continuarono a maneggiare le pagaie, non ostante il caldo intenso che regnava sull'immensa savana, passando in mezzo ad una moltitudine di banchi e di piante acquatiche, finché si trovarono dinanzi ad un'isola coperta di alberi bellissimi e svariati che non potevano crescere che su un suolo consistente.

– Siamo giunti – disse il marinaio.

– Cominciavo a rallentare – rispose Alvaro che aveva le vesti inzuppate di sudore.

– Ed anch'io non ne potevo più, signore – disse il mozzo.

Spinsero la canoa verso la riva e dopo d'averla legata al tronco d'un albero, sbarcarono portando con loro il ferito.