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24 Capitolo Terzo.

del fiume vicino, come se attendessero da quella parte qualche cosa.

– Aspettano delle piroghe, ne sono certo – disse Alvaro con un accento che tradiva una viva inquietudine. – Non la passeremo liscia. È impossibile che si ritirino prima di aver fatta una visita alla caravella.

Quindi rivolgendosi al mozzo, continuò:

– Ragazzo mio, non perdiamo tempo e se l’oceano questa sera sarà più calmo, ce ne andremo.

– Che cosa dobbiamo fare?

– Costruirci una zattera.

– Sono pronto ad aiutarvi, signor Alvaro.

– All’opera, mio piccolo Garcia. Giacchè abbiamo tempo ed i selvaggi ci accordano un po’ di tregua, approfittiamone.


CAPITOLO III

L'assalto degli antropofaghi

La costruzione d’una zattera, sufficiente per due persone, con tutti quei rottami e quei cordami, non era cosa difficile, nè doveva richiedere molto tempo.

Il più era a lanciarla in mare, però Alvaro contava di servirsi del troncone dell’albero maestro per issarla, mediante qualche puleggia appesa alla coffa, fino sulla murata, per poi calarla appena le onde si fossero un po’ calmate.

Servendosi della scure i due naufraghi spaccarono le antenne lunghissime delle vele latine, che poi legarono in quadro per formare il telaio del galleggiante, quindi si misero a demolire il casotto di poppa e parte delle murate per formare la piattaforma.

Onde renderla poi più leggera, vi legarono ai quattro angoli alcuni carratelli vuoti, trovati nella stiva.

Avevano appena terminata la costruzione che aveva richiesto parecchie ore, non essendo nè l’uno nè l’altro troppo pratici, quando delle grida lontane attrassero la loro attenzione.

– Che siano altri selvaggi che giungono? – si chiese Alvaro, con una certa ansietà.

Guardò verso la spiaggia e vide i mangiatori di carne umana tutti in piedi, radunati intorno alla scogliera, sulla cui cima vegliavano le sentinelle.

Gesticolavano animatamente e guardavano verso il sud.