Pagina:Salgari - La Sovrana del Campo d'Oro.djvu/18

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miss Annie Clayfert, — disse lo scrivano. — Le accettate, ingegnere? Me le restituirete quando potrete.

— Voi avete un cuore d’oro, Blunt, ma io non posso togliervi una tale somma che vi è troppo necessaria.

— Sì, per rimettermi in gambe e comperarmi un vestito più decente, — rispose lo scrivano, ridendo. — Con cento dollari ne avrò d’avanzo, mio caro signore. Non rifiutate la mia offerta, ve ne prego. Anch’io, come voi, non mi consolerei giammai se quella adorabile fanciulla dovesse cadere nelle mani del lurido negro.

L’ingegnere si era fermato, guardando il giovane biondo. Era più commosso di quello che sembrava e si sentiva indosso un vero desiderio di abbracciare quel povero diavolo così generoso.

— Ditemi che non rifiutate la mia offerta, — ripetè Harry. — Miss Annie è fatta per voi e non pel negro. Orsù, è affare concluso, vero?

L’ingegnere stava per dargli la mano come per sigillare il contratto, quando si sentì battere leggermente sulle spalle, mentre una voce, che lo fece sussultare come se avesse ricevuto una scarica elettrica, diceva in pessimo inglese:

— Si può trattare con voi, signore?

Il giovane si era voltato rapidamente stringendo i pugni.

Il negro che osava disputargli la Sovrana del Campo d’Oro gli stava dinanzi.

— Che cosa volete, voi? — chiese il giovane, inarcando le ciglia e guardandolo biecamente.

— Dirvi una parola sola, signor Guglielmo Harris, — rispose il negro con voce pacata.

— Come sapete il mio nome? — chiese l’ingegnere, facendo un gesto di sorpresa.

— Simone Kot può sapere questo ed altre cose ancora. È perchè sono un negro?

— Che cosa volete infine da me?

— Darvi un consiglio.

— Quale?

— Di lasciarmi il campo libero.

— Ossia?

— Di non disputarmi la Sovrana del Campo d’Oro — rispose il negro.

— Lasciarla a voi!... — esclamò l’ingegnere, facendo un gesto minaccioso.

— La perdereste egualmente, perchè non potreste competere coi miei dollari. Io so a quanto ammonta la vostra ricchezza.

— Ma chi siete voi?

— Eh!... Un tempo non ero che un facchino del porto e mi chia-