Pagina:Salgari - La Sovrana del Campo d'Oro.djvu/48

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— È così immensa che, per riempirla, due pompe a vapore impiegano sette giorni e quattro per vuotarla.

— È un lago!... — esclamò Blunt.

— Poco meno.

— Quanto legname impiegarono nella costruzione? Una foresta intera?

— Nemmeno un arbusto, mio caro, — rispose Harris. — Occorsero invece mille barili di cemento Portland, seimila di rena e di pietrisco e quarantacinque giorni e notti di lavoro per costruirla, e tutto fu fatto dai viticultori italiani.

— Che bacino!

— Immaginatevi che vi fu data dentro una festa da ballo, alla quale intervennero funzionari, giudici, banchieri, mercanti, scienziati e professionisti con le loro famiglie, una intera banda musicale e...

Un fischio acuto gli tagliò la parola.

— Siamo già a Niles, — disse. — Fra poco fileremo fra la sierra del Diavolo e quella della Nevada. Vedremo paesaggi superbi, Blunt.

Il treno non si fermò che qualche minuto a Niles e riprese subito la corsa verso l’est, giungendo due ore dopo a Lathrop, da cui si stacca la linea principale della California-Arizona.

A mezzanotte s’arrestava a Berenda, una delle più importanti stazioni del Pacific Atlantic, per rifare le provviste d’acqua e di carbone, e alle due si slanciava attraverso l’immensa pianura, racchiusa all’est dalla imponente catena della Nevada e all’ovest dalla Sierra della Costa.

Quando l’alba sorse, i viaggiatori avevano lasciato indietro anche Tulare, altra stazione importante, dove risiede una fiorente colonia di viticultori italiani, che hanno coperti di vigneti tutti i dintorni del lago omonimo.

— Andiamo molto in fretta, — disse lo scrivano, che guardava con vivo interesse le alte cime della Sierra Nevada, coperte ancora di neve e coi fianchi irti di pini giganteschi.

— E viaggeremo ancor più rapidamente quando avremo varcate le frontiere della California, — rispose Harris. — Laggiù le stazioni sono rare e le fermate più rare ancora.

— E dove finisce questa linea?

— Sulle rive dell’Atlantico, amico mio. È la rivale della Transcontinentale Pacifico.

— Che difficoltà devono aver superate i nostri ingegneri per costruire queste immense linee!

— Non molte per questa, ma per la prima sì. Anzi si può dire che hanno fatto stupire il mondo intero. Nessuno credeva che i nostri ingegneri riuscissero a mettere in comunicazione l’Atlantico col Pacifico, sia per gli sterminati territori che dovevano attraversare, sia per