Pagina:Salgari - La Sovrana del Campo d'Oro.djvu/9

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


quella deliziosa fanciulla che tutti ammiravano, e si diceva anche che uno di essi avesse fatto incetta d’una grossa partita di biglietti, spendendo parecchie migliaia di dollari.

Chi doveva essere il fortunato marito della Sovrana del Campo d’Oro? Ecco quello che si chiedevano tutti ansiosamente, giacchè gli ammiratori della fanciulla si contavano a centinaia e centinaia.

· · · · · · · · · · ·

Il pomeriggio del 24 maggio, una folla enorme e svariata si pigiava nell’ampio salone del Club Femminile, messo a disposizione di Annie Clayfert dalla presidentessa, affinchè l’estrazione potesse farsi in un luogo chiuso.

La gioventù californiana era accorsa in gran numero, e non era la sola. Anche dei vecchi celibi, che possedevano fortune vistose e che speravano segretamente di mettere le mani su quella splendida beltà, erano accorsi.

E non tutti erano bianchi. Vi erano anche dei negri, coi loro grandi occhi di porcellana, con tanto di tuba sui lanosi capelli e le dita cariche di anelli vistosi, e perfino dei cinesi, dalle zucche pelate, il codino cadente sul dorso e le ampie vesti di seta fiorata dalle tinte smaglianti.

Tutti si spingevano, si urtavano, si accalcavano, per giungere presso la piattaforma ch’era stata alzata all’estremità della sala e sulla quale doveva mostrarsi la Sovrana del Campo d’Oro.

Caso strano! Quel giorno, tutti quegli americani, non parlavano nè di borsa, nè di affari. Contrariamente alle loro abitudini, non si udiva nè chiedere i prezzi degli zuccheri e del frumento, nè dei vini: gli articoli vivi dell’esportazione californiana.

Diciamo caso strano, poichè gli americani, anche nelle loro più curiose manifestazioni, non dimenticano mai gli affari. Possono trovarsi ad un funerale, ad un matrimonio, ad una rivista, a qualunque cerimonia, e si odono sempre parlare di prezzi di borsa, di generi alimentari, magari dei prezzi che fanno i porci salati di Chicago.

Se fosse possibile dormire e nel medesimo tempo parlare di affari state certi che quei bravi yankee lo farebbero.

Quel giorno però la curiosità aveva vinto tutti. Non si occupavano che della Sovrana del Campo d’Oro e della lotteria, scommettendo con furore che sarebbe uscito un numero basso invece che uno alto; che il fortunato vincitore sarebbe stato un americano od un negro; che avrebbe i baffi bianchi o la barba nera, e così via.

Già la sala si era completamente riempita e l’impazienza cominciava ad impadronirsi di quegli uomini, ordinariamente piuttosto calmi, quando sulla piattaforma comparve un omiciattolo grasso, quasi calvo, accuratamente sbarbato e vestito correttamente in nero, seguìto