Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/43

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in direzione di Laurvik, dove contava di fare un'ultima fermata, prima di abbandonare definitivamente lo Skager-Rak.

Il vento favoriva la navigazione, quantunque la macchina non fosse stata ancora spenta. Qualche straglio e qualche flocco erano stati spiegati per aumentare la corsa e anche per dare alla nave una maggior stabilità.

Alle due pomeridiane già le isolette di Sandyfjord erano state superate, ed in lontananza cominciavano a disegnarsi sull'orizzonte le spiagge di Laurvik e le colline sovrastanti, cinte di pini verdeggianti.

Alle undici e mezzo della notte dopo d'aver costeggiata la penisoletta di Sandyfjord, la Stella Polare entrava nella baia di Laurvik, gettando l'àncora a breve distanza dal molo.

Non si doveva fare che una brevissima fermata, perciò pochissimi dell'equipaggio poterono scendere a terra a dare l'ultimo saluto ai parenti ed agli amici.

Furono caricate in fretta alcune casse che erano state lasciate a terra e parecchie botti, contenenti per lo più pesce secco; poi, verso il mattino, in presenza della popolazione, che era accorsa in gran numero sulla gettata durante la notte, la Stella Polare levava silenziosamente le ancore, prendendo nuovamente il largo.

Qualche ora dopo, la nave si trovava già all'altezza del fjord di Langesund, baia assai profonda che mette capo ad una fiorente e graziosa cittadina: Porsgrund.

Il tempo si era un po' rimesso al bello, però dal largo montavano ancora delle ondate, piuttosto grosse, le quali andavano ad infrangersi, con assordanti fragori, contro i frastagliamenti della costa.

La Stella Polare si comportava però splendidamente, quantunque fosse molto carica. Quella veterana dei ghiacci, malgrado i suoi numerosi anni, balzava agilmente sulle onde e le tagliava vigorosamente con la prora, facendo schizzare in alto sprazzi di spuma bianchissima.

Alcuni velieri apparivano verso il sud e anche verso l'ovest, diretti nel mare del Nord; a poppa della nave si vedeva, di tratto in tratto, montare a galla qualche grosso delfino.

In alto invece pochi gabbiani e qualche rara procellaria che fuggiva radendo quasi le onde.

La costa norvegese, che si disegnava nettamente alla distanza di poche miglia, offriva di quando in quando degli spettacoli bellissimi che attiravano l'attenzione perfino del Duca.

Le spiagge della Norvegia meridionale non sono frastagliate come quelle occidentali, però anche quelle hanno fjords numerosissimi che s'addentrano entro terra, come quelli di Kragerò, di Söndeled, di Christiansand e anche moltissime isole e isolette, che sembrano messe là appositamente per difendere le coste dagli urti poderosi e costanti dello Skager-Rak.