Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/289

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Il villaggio, diroccato dalle bombe ed incendiato, terminava di bruciare, spandendo una tetra luce sulle acque del mare e sui boschi vicini. Dense colonne di fumo e nembi di scintille che il vento trasportava verso le piantagioni, sfuggivano ancora fra le macerie e le mura annerite e traforate delle poche case ancora rimaste in piedi.

Dei cadaveri, che giacevano fra le viuzze delle case, finivano di consumarsi in mezzo alle travi infiammate cadute dai tetti e spargevano all'intorno un acre odore di carne arrostita.

Sulla spiaggia, dei grandi falò indicavano gli accampamenti americani, mentre al largo, sul mare, le corazzate lanciavano fasci di luce elettrica verso i boschi.

Qualche colpo di cannone rimbombava cupamente e qualche grossa granata, passando sopra il campo americano, cadeva in mezzo alle case del villaggio causando nuove rovine e facendo diroccare, con sordo fracasso, le mura che rimanevano ancora in piedi.

Triste notte di sangue, di fuoco e di rovine.

La marchesa ed i suoi valorosi passarono al largo del povero villaggio e raggiunsero le colonne spagnole che avevano occupato fortemente le falde della Sierra Maestra, trincerandosi nelle fitte boscaglie.

Il comandante delle colonne spagnole fece buona accoglienza a quel rinforzo giunto così opportunamente, tanto più che si sapeva che un grosso corpo di cavalleria americana aveva ricevuto l'incarico di snidarli dai boschi che occupavano.

Erano stati chiesti dei rinforzi al generale Linares incaricato della difesa della zona delle Miniere, ma la risposta era stata negativa, poiché anche da quel lato grosse colonne americane minacciavano quei luoghi importanti.

Fu però solamente la mattina del 25 che la cavalleria americana, dopo che tutto il corpo di spedizione fu sbarcato, si decise ad inoltrarsi nel paese per aprire la via alla fanteria ed all'artiglieria.

Era un reggimento completo di rough-riders (cavalieri rusticani) composto di volontari appartenenti alle più cospicue famiglie degli Stati Uniti, armati di sciabola, di rivoltella e d'un laccio di cuoio, come se gli spagnoli fossero buoi o cavalli selvatici del Far-West da prenderli alla corsa e strangolarli o farli prigionieri.

Erano comandati dal tenente colonnello Roosewelt, il quale si era proposto di condurre senz'altro i suoi volontari entro le mura di Santiago.

Gli spagnoli si erano imboscati nei pressi di Jaragua, sapendo che quella località doveva essere il primo obbiettivo del reggimento nemico.

La marchesa del Castillo, Cordoba ed i suoi marinai avevano reclamato l'onore di occupare una fitta macchia di mangli che si trovava dinanzi alle truppe imboscate, per essere i primi a misurarsi con quegli strani cavalieri.