Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/13

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capitolo i — il disastro delle navi baleniere 7


processi speciali e quindi messe in commercio sotto forma di colla.

Il signor Foyn in tal modo aveva raddoppiato i guadagni che ricavava dalla presa dei giganti del mare, perchè ormai tutto utilizzava: il lardo, la carne, i tendini e perfino le ossa.

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Una scialuppa, staccatasi dai fianchi dello steamer segnalato e montata da quattro marinai e da un timoniere, in pochi minuti aveva attraversato il canale approdando dinanzi alla piccola gettata, sulla quale si trovava il signor Foyn.

L’uomo che fino allora aveva tenuta la barra del timone, balzò agilmente a terra, quantunque portasse il pesante capotto da mare e calzasse lunghi e grossi stivali.

Per altezza e per forme poteva gareggiare col ricco baleniere di Vadsò, ma doveva essere più giovane di qualche mezza dozzina d’anni. Era un bell’uomo dai lineamenti un po’ duri però, dalla pelle bianchissima come hanno in generale i popoli nordici e specialmente i norvegiani delle alte coste, cogli occhi di un azzurro cupo che tradivano un’audacia non comune, colle labbra sottili, ombreggiate da baffi biondi e una folta capigliatura pure bionda.

Vestiva come un marinaio, ma sul capo portava un berretto adorno di un gallone d’oro, distintivo di comandante.

– Il signor Foyn? – chiese, toccandosi il berretto.

– Sono io – rispose il proprietario degli stabilimenti.

I due uomini si guardarono qualche istante con reciproca curiosità, poi il primo continuò:

– Avete ricevuto il mio dispaccio da Hammerfest?

– Sì, signor Tompson, e vi ringrazio di essere venuto,