Pagina:Santucci Sulla melodia Lucca 1828.djvu/12

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riprova il darsi impegno di esprimere quei sentimenti che, o per essere staccati affatto da tutto il complesso del sentimento principale, o per non avere una stretta relazione col medesimo, ne oscurerebbero, e fors’anche ne farebbon perder di vista la desiderata imitazione. Que’ pel contrario che ne formano qualche parte, o pure che non gli si oppongono, perchè volerli tutti defraudati di una qualunque siasi espressione? Povera musica se venisse mai ridotta a tali strettezze! Quanto languido e smorto sarebbe il colorito de’ suoi quadri? Quale stucchevole monotonia dominerebbe ne’ suoi componimenti? In quali angusti confini saria imprigionata la fantasia de’ compositori?

VII. Ma qui tosto si opporrà che si vuol salva l’unità dell’espressione imitativa. E chi è mai che su tal proposito non vada d’accordo? Mettiamo in chiaro i termini. Di quale unità s’intende favellare: forse dell’unità matematica? Ma questa certamente non richiedesi nel caso nostro. A noi basta quell’unità che vuoisi osservata in tutte le produzioni delle arti belle: v’ha l’unità pittorica, l’unità architettonica, l’unità poetica, l’unità musicale. Queste ammettono tutte qualche latitudine. Una sia l’azione de’ vostri componimenti, o poeti: così prescrive loro Aristotile nel principio della sua Poetica. Ma più a basso parlando della medesima unità, e in qualche maniera dilatandola, soggiugne: L’azione sia una quanto è possibile. Vedete, dice il celebre Metastasio commentando questo passo: vedete dice l’unità richiesta da