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372 l'istoria del concilio di trento


quella, cercato di moderar gli animi, divertí il parlare sopra quei articoli per quel giorno, e propose che si procurasse di far liberar li vescovi cattolici prigioni in Inghilterra, acciò, venendo al concilio, vi fosse anco quella nobil nazione, e non paresse quel regno in tutto alienato dalla Chiesa. La proposta a tutti piacque; e fu comune opinione che si potesse piú desiderare che sperare. La conclusione fu che, avendo quella regina rifiutato di ricevere un noncio espresso del pontefice, non si poteva sperare che prestasse orecchie al concilio; però quel piú che si poteva fare era operar che li principi cattolici facessero quell’ufficio.

Alli 25, il giorno di san Marco, in congregazione generale furono ricevuti gli ambasciatori di Venezia. Letto il mandato delli 11 dello stesso mese, e fatta un’orazione da Nicolò da Ponte, uno degli ambasciatori, fu risposto in forma.

In quei pochi giorni li piú prudenti tra li prelati, considerato quanto si diminuirebbe la riputazione del concilio e di ciascuno di essi quando non si fermassero li moti eccitati, cercavano di acquetare gli animi commossi, con mostrar loro che quando non proseguissero le azioni conciliari senza tumulto, oltre lo scandolo che si darebbe e la vergogna che s’incorrerebbe, per necessitá anco seguiria la dissoluzione del concilio senza frutto: li qual uffici ebbero luoco sí che nelle congregazioni si trattò quietamente gli altri sei articoli, sopra quali non fu molto che dire.

Per il quinto la provvisione fu giudicata necessaria: sopra il modo, qualche difficoltá nacque. Imperocché la divisione delle parrocchie giá da principio dalli populi fu constituita, quando un numero di abitanti, ricevuta la vera fede, per aver l’esercizio della religione, fabbricato un tempio e condotto un sacerdote, constituivano una chiesa, che dall’adunazione dei circonabitanti chiamavasi «parrocchia»; e crescendo il numero, per la lontananza delle abitazioni, se la chiesa e il parroco non bastava, ritiratisi li lontani e fabbricatane un’altra, s’accomodavano meglio. Alle qual cose per buon ordine e concordia s’introdusse in progresso di aggionger anco il con-