Pagina:Sarpi, Paolo – Scritti giurisdizionalistici, 1958 – BEIC 1923346.djvu/225

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la stampa di libri perniciosi 219

d’allora; e poi partito, lo fece ristampare in Roma con molte maledicenze verso quel magistrato ed il publico: e trattò con tanto poco rispetto, che meritava qualche provisione straordinaria.

Quanto al far nota nella margine, quando vi sia il modo di farla viva e salda, è cosa da lodare, come, avendo un dottor celebre che tratti in contrario, notar nella margine: «  vedi il tale in tal luoco che tratta con veritá  ». Questo sará un buon rimedio al pregiudicio. Ma per far una nota negativa o assertiva senza sale, come sarebbe: «  questo non è vero  », o «  questo è falso  », overo: «  questo è da altri confutato  », è cosa che metterá in deriso, e piú tosto fará danno che beneficio.

Alcuni hanno opinione che il proibir la stampa di qualche libro debbia esser destruzione di quell’arte. A’ quali debbo rispondere che se una proibizione d’innumerabili libri fatta dagli ecclesiastici (non parlo per causa di religione, perché il rispetto di vietarli è giustissimo e necessario, ma parlo d’innumerabili altri libri, che per rispetti temporali loro non vogliono che siano restampati), se questa non distrugge le stampe, meno patiranno per alcuni pochi proibiti per interesse publico; e sarebbe poco ragionevole creder che il secretario dovesse rovinar le stampe proibendo il stampar dieci libri, e l’inquisitor non le rovinasse proibendone mille. E chi ha questo rispetto all’arte debbe piú tosto far opera che possino stampar que’ molti che gli vengono proibiti per interesse d’altri, che quei che si debbono vietare per interesse publico.

Dirò ben io ancora che nel dar le regole senza dubio s’ha d’aver risguardo al maggior commodo dell’arte de’ librari e stampatori, sempre però considerando e pensando questo rispetto con gli altri. Tutte le leggi contra le pompe sono di danno a qualche arte; non però si resta di farle quando prepondera il publico servizio; e la merceria in Venezia non è arte di minor conto che la libraria. Il contrapesar queste contrarietá è proprio di VV. EE. Ill.me, ed insieme il determinar sin quanto il publico debbia condescender al privato, e il privato contentarsi di preferir l’interesse publico al proprio. Senzaché il numero de’ buoni libri e