Pagina:Satire (Orazio).djvu/108

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Va mille mali: E tu che vuoi? Che tenti,
O strafalcion? Tu quando a Mecenate
Coi pensier voli, ogni ritegno atterri.
Dolce qual mele emmi udir questo, il giuro.
45Giunto ch’i’ sono all’atre Esquilie, sento
Salirmi al capo di negozj altrui
Una gran turba. Al tribunal domane
Dopo un’ora di sol comparir dei
Per istanza di Roscio. A me ricordo
50Fer gli scrivani di tornar quest’oggi
Per un comune affar di gran rilievo
E tutto nuovo. Mi pregò colui
Ch’io fessi suggellare a Mecenate
Questa scrittura. Proverò, gli dissi:
55Ei replicommi. È in tuo poter, se il vuoi.
Il settim’anno è corso a mano a mano
Presso all’ottavo, che allo stuol de’ suoi
Mecenate m’unì solo a quest’uso
Di seco avermi viaggiando in cocchio,
60E di fidare a me cotai segreti:
Quant’ore son? Vogliamo dir che il Tracio
Gallina potrà star col Siro a fronte?
Il freddo del mattin mordace offende
Chi non s’ha cura; e simil altre baje