Pagina:Satire (Orazio).djvu/11

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Non gli restava nello scrigno un soldo.
Vegghiar solea la notte infino all’alba,
25Poi russar fino a sera. Un incostante
Pari a costui non mai si vide in terra.
Talun dirammi: e tu non hai difetti?
Altri ne ho forse non minor di questi.
Menio tagliando i panni a Novio assente,
30Uno gli disse: Bada a te: non sai
Che ti conosco? e di gabbarne intendi?
Menio rispose: A me medesmo poi
Amo e so perdonare. O d’ogni biasmo
Degno amor proprio, e dissennato e ingiusto!
35Se cispo guati con l’impiastro agli occhi
Le colpe tue, perchè la vista aguzzi
Più d’aquila o serpente a’ vizj altrui?
De’ tuoi difetti ancor registro tiensi.
Colui, dice taluno, è sdegnosetto,
40Non regge all’altrui frizzo. È messo in burla,
Perch’è tosato mal, perchè la toga
Non ben gli quadra al dosso, al piè la scarpa,
Ma per bontà va innanzi a tutti, è amico,
E chiude in rozzo corpo un alto ingegno.
45Or tu scandaglia te medesmo, e mira,
Se inserito abbia in te vizj Natura,