Pagina:Satire (Orazio).djvu/110

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O quando mi vedrà di pingue lardo
90Ben condite apparir sovra la mensa
Le fave di Pittagora parenti
Con altri eletti erbaggi? O notti o cene
Degne de’ numi! Quando sto co’ miei
Cibandomi dinanzi a proprj lari
95E a’ nati in casa orgogliosetti servi
Vo dispensando i delibati cibi.
Ciascun de’ convitati a suo buon grado
D’ogni indiscreta legge appien disciolto
Bee molto o poco. Altri la man distende
100Robusto alle gran giare, altri la gola
Inaffiar gode co’ mezzan bicchieri,
Non d’altrui case o ville unqua si parla,
E non se bene o mal Lepore danzi;
Ma ciò che giova all’uopo nostro, e nuoce
105Il non saperlo, a rintracciar prendiamo.
Se ricchezza o virtù faccia beati
I cuori uman; se l’utile o l’onesto
Ci tragga all’amistà; qual la natura
Del bene sia, e qual de’ beni il sommo.
110Fra tai discorsi acconciamente Cervio
Mio buon vicin sue novellette intreccia.
Per mo’ d’esempio se talun d’Arellio