Pagina:Satire (Orazio).djvu/115

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35Dav. A voi, padron. Or. Come, o furfante? Dav. Voi
La vita e gli usi de’ Romani antichi
Lodate assai; ma se repente un Dio
Tra quelli vi locasse, alto dispetto
Ne provereste, perchè ciò che dite
40Non credete in cuor vostro essere il meglio,
O perchè saldo difensor non siete
Della virtude, e vacillando il piede
Trar dal fango tenace invan tentate.
In Roma a i campi il desir vostro vola;
45E l’instabile cuor ne’ campi esalta
Fino al ciel la città. Se in nessun luogo
Siete a cena invitato, oh come è dolce,
Dite, il mangiare un piatto d’erbe in pace!
E qual se fuor di casa strascinato
50Foste pel collo, vi beate a pieno
Che andar non vi convenga all’altrui mensa.
Ma facciamo che vi chiami Mecenate
A cena seco sul cader del giorno,
Tosto mettete col gridar sossopra
55Tutta la casa. Dove son gli unguenti?
Nessun mi sente? E poi fuggite a volo.
Milvio e i buffon partendo vi fan mille