Pagina:Satire (Orazio).djvu/26

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

28

Di poeti una turba in mio soccorso
Verrà (siam molti), e come tanti Ebrei
190Ti forzeremo a entrar nel nostro ghetto.


SATIRA V.


Della gran Roma uscito entro umil tetto
Fui dalla Riccia accolto in un col greco
Arcidotto maestro Eliodoro.
Passammo al foro d’Appio, ov’è gran turma
5Di barcajuoli e ostier, maligna gente,
Noi movendo a bell’agio in due giornate
Spartimmo quel cammin, che da’ più lesti
Di noi si compie in un sol dì. Men grave
A chi viaggia lento è l’Appia via.
10Quivi a cagion della pestifer’acqua
Costringo il ventre a digiunare, e aspetto
Di mal umor che la brigata ceni.
Già la notte s’appresta a coprir d’ombre
La terra e ’l Cielo a seminar di stelle,
15Quand’ecco servi e navicchier l’un l’altro
Si strapazzano urlando: A noi la barca,
Mille persone vuoi cacciarvi. Ohe basta.
Tra l’esigere il nolo, e tra ’l legare