Pagina:Satire (Orazio).djvu/31

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115D’accesi rami e foglie umide e verdi.
Qui fino a mezza notte una ragazza
Che mi mancò di fè, sciocco balordo
Mi stetti ad aspettar tanto che scese
Da’ desir vani a liberarmi il sonno.
120Fummo di là per ventiquattro miglia
In biroccio condotti a un picciol borgo
Che non ha luogo in latin verso; a’ segni
È facile indicarlo. Ivi si vende
Quel che per tutto è sì comun, fin l’acqua,
125Ma vi si trova un eccellente pane,
Tal che in uso ha l’accorto viaggiante
Di caricarne il dorso, e ha ben ragione,
Perchè il pan di Canosa è tutto arena;
Nè d’acqua meglio sta benchè sue mura
130Vanti fondate da Diomede il forte.
Lì Vario mesto abbandonò gli amici
In doglia e pianto. Di là poscia a Ruva
Giugnemmo stanchi d’una lunga strada
E rotta dalle piogge. Il dì seguente
135Miglior fu il tempo, ma peggior la via
Fino a Bari città di pesciajuoli.
Poi Gnazia fabbricata in ira a’ fiumi
Sollazzo e riso ne recò volendo