Pagina:Satire (Orazio).djvu/42

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Poscia quell’altro di Preneste eroe
Mille strapazzi in lui vomita sparsi
Di pizzicante sal, come un rubesto
Vendemmiatore indomito, a cui spesso
40Ceduto ha il viator dopo che invano
Sfiatossi a dargli di cuculio il nome.
Ma il Greco, poichè fu d’italo aceto
Solennemente concio; O Bruto, esclama,
Deh pe’ superni Dei tu che in costume
45I Re dal mondo hai di levar, che indugi
A scannar questo Re? Saria, me ’l credi,
Questa un’egregia e di te degna impresa.


SATIRA VIII.


Già un tronco er’io di fico, inutil legno,
Quando incerto l’artefice, se avesse
A formarne uno scanno od un Priapo,
Di farmi Dio s’elesse; e quinci io sono
5Un Dio sommo terror d’augelli e ladri.
Perocchè la mia destra, e il rosso palo,
Che spunta fuor dalle mie cosce immonde,
Tiene i ladri in dover, la canna affissa
Su la mia testa gl’importuni augelli