Pagina:Satire (Orazio).djvu/43

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10Da quest’orto novel caccia e spaventa.
Già prima entro vil cassa i servi a prezzo
Feano recar quassù fuor delle anguste
Lor celle i corpi de’ compagni estinti.
Questo era fisso un dì comun sepolcro
15Al più meschino popolo, al decotto
Nomentano, a Pantolabo buffone.
Incisa pietra mille piedi in largo,
Trecento in lungo prescrivea all’avello,
Nè dritto alcun sovr’esso avean gli eredi.
20Or l’Esquilino colle offre alla gente
Salubre stanza, e bel passeggio aprico,
Dove prima apprestava a’ viandanti
Di bianche ossa insepolte un tristo campo.
Ma non tanta però fatica e pena
25Mi danno i ladri, e gli animali avvezzi
Questo luogo a infestar, quanto le streghe
Che travolgendo van gli spirti umani
Con venefici incanti. A nessun patto
Poss’io costoro distornar, nè poi ―
30Che in ciel mostrò la vagabonda luna
Suo bel volto, impedir, ch’esse qua dentro
Vengano a cor nocevol erbe ed ossa.
Ben io stesso qua vidi entrar Canidia