Pagina:Satire (Orazio).djvu/47

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Disse, m’accorgo che svignar vorresti.
Ma il tenti invan. Ti terrò saldo, e sempre
25Verrotti a lato. Dov’hai volto il piede?
— Non v’è bisogno che a girar ti stanchi.
Vo un amico a trovar, che non conosci.
Sta lontano di qua fin oltre il fiume,
Di Cesare a’ giardini in vicinanza.
30Ed ei: nulla ho che fare, ho buona gamba,
Vo’seguitarti. Allor le orecchie abbasso,
Come asinel di mal umor, che sente
Da troppa soma gravarsi le spalle.
Poi prende a dir: se mal non mi conosco,
35Tu certo avrai piacer d’avermi amico
Non men di Visco e Vario. E chi di fatto
A compor versi è più di me spedito?
Chi più svelto a danzare? Io canto in guisa
Ch’Ermogene medesmo avriane invidia.
40D’interromperlo allor mi venne il destro:
Hai tu madre e parenti, a’ quai sia cara
La vita tua? — Non ho nessun: Già tutti
Sotterra gli adagiai. — Felici loro!
Io son rimasto al mondo. In me ti sfoga.
45Rio destin mi sovrasta. Una Sabina
Vecchia agitando la fatidic’urna