Pagina:Satire (Orazio).djvu/59

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

61

Gli salta, e addoppia le lucerne al guardo.
Castor ama i cavalli, e quei che nacque
Con lui d’un uovo stesso ama la lotta.
40Tante le voglie son, quanti i cervelli.
A me piace adattar le voci al metro,
Qual fea Lucilio, di noi due migliore.
Ei commetteva i suoi segreti a’ fogli
Come a suoi fidi amici; e o bene o male
45Gli andassero le cose, a quei soltanto
Facea ricorso. E ben in quelli espressa
La vita del buon vecchio a noi si svela,
Come in tante tabelle a’ templi appese.
Io son di lui seguace, io che Lucano
50Non so s’abbia a chiamarmi ovver Puglìese,
Chè d’ambe le provincie ara i confini
Il Venusino agricoltor da Roma
Colà spedito, posciachè i Sanniti
Fur discacciati, com’è fama antica,
55Perchè contro i Romani il passo vuoto
D’armi non fosse alle nemiche genti,
Qualor Puglia o Lucania impetuosa
Con le sue schiere uscir volesse in campo.
Ma a nessun de’ viventi oltraggio in prova
60Farà questo mio stil. Sarà una spada