Pagina:Satire (Orazio).djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

63

85Nè calci il lupo, nè dà morsi il bue.
Ma sì dal mondo la torrà col mele
Contaminato di mortal cicuta.
Per non ir troppo in lungo, o me tranquilla
Vecchiezza aspetti, o già mi voli intorno
90Morte co’ negri vanni, o i giorni io meni
Ricco o mendico, in Roma o fuori in bando,
Come vorrà il destin, qualunque sia
Di mia vita il tenore, i’ vo’ far versi.
Treb. Ehi temo, figliuol mio, che molto in lungo
95Non andrà la tua vita, e che un amico
Di qualche gran signor ti farà freddo.
Or. E perchè mai? Quando Lucilio il primo
Osò versi compor di simil foggia,
E altrui levar la pelle, onde apparisse
100Chi bello era al di fuor sozzo al di dentro;
Forse che Lelio, oppur l’eroe, cui diede
Cartago oppressa il meritato nome,
Si disgustaro di quel dotto ingegno;
O si lagnar, perchè Metello ei punse,
105E Lupo svergognò co’ suoi motteggi?
E pur egli virtù sola e gli amici
Di virtù rispettando a’ primi capi
E alle intere tribù lanciò suoi strali.