Pagina:Satire (Orazio).djvu/63

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SATIRA II.


Quale e quanta virtù nel viver parco
Risieda, o buoni amici (e non è mio
Questo discorso, ma d’Ofello uom saggio,
Benchè rozzo villan senza dottrina)
5Non tra i gran piatti, e le sfarzose mense,
Ove abbagliato da soverchio lume
Istupidisce il guardo, e l’alma intenta
A ingannevoli obbietti il meglio aborre,
Ma qui digiuni a ricercar prendiamo.
10L’imperchè vi dirò, s’io vaglio a tanto.
Un giudice corrotto è mal disposto
A discernere il ver. Segui correndo
Lungo tratto una lepre, o i membri stanca
A cavalcare indomito cavallo,
15Oppur se avvezzo a sollazzar non puoi
Sostener cotai prove militari,
Prendi a lanciar la palla, e dolcemente
Col passatempo la fatica inganna,
O col disco ferir non ti rincresca
20La mobil aura. Dopo che la nausea
Da te cacciata avran tali esercizj,
Con lo stomaco voto allor disprezza