Pagina:Satire (Orazio).djvu/64

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Le ignobili vivande, e nessun altro
Licore agogna che il Falerno misto
25Col mel d’Imetto. Allor se il dispensiero
È fuor di casa, o tempestoso il mare
Nega la pesca, un po’ di pan col sale
Sarà squisito a racchetar del ventre
I fier latrati. E donde vien mai questo?
30Da te viene il diletto, e non da’ cibi
Compri a gran prezzo: il tuo sudor comparta
Alle vivande il buon sapor. Mal puote
Recar sollazzo ad uom pallido e bolso
Per indigesto cibo ostrica o scaro
35O peregrina starna. Io tuttavolta
Non ti saprò impedir, che se un pavone
Avrai dinanzi, non piuttosto a questo
Che a una gallina la tua man distenda
Per aguzzare il gusto, e ciò sedotto
40Dalla vana sembianza delle cose.
Perocchè raro quell’augel si vende
A prezzo d’oro, e con l’occhiuta coda
Fa di se pompa, come ciò valesse
L’interno pregio a migliorarne. Forse
45Cotesta piuma, che cotanto lodi,
Da te si mangia; o quando quello è cotto,