Pagina:Satire (Orazio).djvu/91

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Se alcun mi chiama pazzo, a lui risposta
Io farò per le rime, e saprà quali
Sciocchezze ignote porti al tergo appese.
455Or. Stoico, se il Ciel di ristorar tuoi danni
Ti dia vendendo cara ogni tuo merce,
Dimmi qual credi tu che in me pazzìa
(Giacchè ve n’ha più sorte) abbia radice.
A me sembra di star bene in cervello.
460Dam. Quando Agave portò reciso il teschio
Dell’infelice figlio al tirso infitto,
Forse credea d’aver perduto il senno?
Or. Sì, pazzo io sono, (abbia suo loco il vero)
E furioso ancor. Ma tu mi svela
465Sol di che morbo la mia mente è guasta.
Dam. Odimi. In prima hai di murar la smania,
E di lungo parer tu che due piedi
Hai di statura, e di Turbon ti ridi
Che mostri in giostra un portamento, un cuore
470Maggior della persona. Or ben sei forse
Tu men di lui ridicolo? E far quello
Che Mecenate fa pretende Orazio
Dissimil tanto? E gareggiar con lui
Tanto maggior di te non ti vergogni?
475D’un bue la zampa infranti avendo i figli