Pagina:Satire (Orazio).djvu/95

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Il crescer della luna empie di polpa
45I pesci chiusi nelle terse nicchie.
Ma non ricco ogni mare è di tai pesci
Più prelibati. Al murice di Baja
La lucrina peloride soprasta.
D’ostriche il sen Circeo, di ricci abbonda
50Capo Miseno, e il tarentino golfo
De’ suoi pettini aperti alto si gloria.
Nessuno l’arte d’imbandir le cene
S’appoprj di leggier, se pria de’ gusti
Non ben conobbe ogni sottil divario.
55Nè basta dal mercato a ricco prezzo
Sbrattare i pesci, se non anco è noto
A qual la salsa più convenga, e quale
Arrosto rinnovelli l’appetito
Nè convitati e gli trattenga a mensa.
60L’umbro cinghial nutrito a ghianda d’elce
I rotondi bacin col peso incurvi,
A chi sdegna la carne inerte e floscia
Il cinghial di Laurento è tristo cibo,
Come pasciuto sol di canna e d’alga.
65Non sempre uno squisito cavriolo
Vien dalle vigne. Chi del buon s’intende
S’attaccherà di pregna lepre al tergo.