Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/308

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252 note

deserti della Libia si cacciavano le tigri ed i lioni, che poi servivano di spettacolo ne’ Circhi. Il tempio di Giove Ammone, già edificato da Bacco, era situato nella estremità orientale dell’Africa.


Pag. 158, lin. 2.

Dal lago Lucrino in Terra di Lavoro si ebbero sempre ostriche eccellenti; Giovenale ed Orazio ne parlano spesse volte.


Pag. 158, lin. 20.

Catone avea chiesta la Pretura, e gli fu preferito Vatinio; ricercò il Consolato, e non l’ottenne; difese più volte la pubblica libertà massimamente contro il tribuno Metello, che fece richiamar Pompeo dall’Asia sotto colore di proteggerla, ma certamente per farlo signor dell’impero, e fu sempre cacciato fuori di Roma. Egli godeva grandissima riputazione di virtù e di merito, ma non avea partito. Di lui più che d’altri può dirsi che fu l’ultimo dei Romani.


Pag. 158, lin. 29.

Durissima era la condizione de’ debitori insolvibili. Essi e i figli loro poteano divenire schiavi de’ creditori. L’usura era al sommo della sua gloria. Del resto quanto è qui scritto dei vizj di Roma trovasi parimenti in Giovenale, in Persio, e in presso che tutti gli scrittori vicini a quell’epoca.


Pag. 159, lin. 12.

In tre fazioni era diviso il popolo romano, e da esse ebbe principio la guerra civile. L’una seguiva Crasso, il qual cadde in mano de’ Parti e miseramente perì. L’altro Pompeo, sornomato il Magno, perchè veramente era per tale considerato a referenza di qualunque altro, e che rimase trucidato in una barchetta mentre ritiravasi dall’Egitto; l’ultima tenea per Giulio Cesare, il qual guerreggiava trionfalmente nelle Gallie, e la cui fine non è chi ignori. Egli solo morì a Roma: al che vuole alluder Petronio dicendo che Enio, cioè Bellona ne avea divise le ceneri.