Pagina:Saul.djvu/67

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ATTO IV. 63

Detti parlava l’implacabil veglio.
Chi sa, chi sa, se il sacro olio celeste,
45 Ond’ei mia fronte unse già pria, versato
Non ha il fellon su la nemica testa?
Forse tu il sai.... Parla.... Ah! sì, il sai: favella.

GIONATA

Padre, nol so: ma se pur fosse, io forse,
Al par di te di ciò tenermi offeso
50 Or non dovrei? non ti son figlio io primo?
Ove tu giaccia co’ tuoi padri, il trono
Non destini tu a me? S’io dunque taccio,
Chi può farne querela? Assai mi avanza
In coraggio, in virtude, in senno, in tutto,
55 David: quant’ei più val, tanto io più l’amo.
Or, se chi dona e toglie i regni, il desse
A David mai, prova maggior qual altra
Poss’io bramarne? ei più di me n’è degno:
E condottier de’ figli suoi lo appella
60 Ad alte cose Iddio. — Ma intanto, io giuro,
Che a te suddito fido egli era sempre,
E leal figlio. Or l’avvenir concedi
A Dio, cui spetta: ed il tuo cor frattanto
Contro Dio, contro il ver, deh! non s’induri.
65 Se in Samuél non favellava un Nume,
Come, con semplice atto, infermo un veglio.
Già del sepolcro a mezzo, oprar potea
Tanto per David mai? Quel misto ignoto