Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/104

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

di eudosso, di callippo e di aristotele 93

immaginiamo che l’epiciclo si costituisca come equatore di una sfera minore AB compresa nella grossezza di quello strato, e che su tale equatore si trovi il pianeta; è palese, che la rotazione simultanea dello strato sferico intorno all’asse del circolo ILKM e della sfera minore intorno all’asse dell’epiciclo I, produrrà lo stesso effetto, che il movimento dell’epiciclo sul deferente, e del pianeta sull’epiciclo. Tale è il sistema delle sfere solide, quale si trova, per esempio, descritto da Adrasto Peripatetico negli estratti che di lui ha dato Teone Smirneo nel suo libro dell’Astronomia e quale fu ripetuto poi da molti scrittori posteriori fino al secolo XVII, con o senza modificazioni. Questa costruzione forse poteva ancora, fino ad un certo punto, corrispondere alle idee cosmologiche degli Aristotelici, ed in tal senso poteva esser considerata come una derivazione del sistema omocentrico. Ma geometricamente parlando, al sistema omocentrico fu implicitamente e intieramente rinunziato dall’istante in cui fu ammesso nell’universo un solo movimento eccentrico rispetto al centro del mondo; e le sfere solide, più che mia filiazione delle dottrine d’Eudosso, sono un travestimento di quella degli epicicli. Vera dottrina omocentrica si trova invece ancora presso Alpetragio Arabo, presso Girolamo Fracastoro, e presso il Cosentino G. B. Amici, dei quali il primo nel secolo XII, il secondo ed il terzo nel secolo XVI tentarono nuovamente di spiegare i movimenti celesti con sfere concentriche, rigettando gli eccentri e il moto epiciclo. Ma questi frutti tardivi più non appartengono allo sviluppo organico della scienza, e non formano più parte essenziale della sua storia. Terminerò dunque a questo punto le mie indagini, e sarò pago, se il lettore nel percorrere la presente memoria avrà provato una piccola parte del piacere, che io ho provato nello scriverla.