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138 origine del sistema planetario eliocentrico

ad epoche diverse nella carriera del grande astronomo di Nicea. Egli infatti non raccolse i suoi lavori astronomici in un grande ed unico sistema comparabile all’Almagesto; ma li consegnò di mano in mano a brevi memorie, scritte in diversi tempi, di parecchie delle quali il titolo ci è stato conservato. Nei suoi primi scritti egli avrà adottato le idee dei matematici a lui anteriori, come dice Adrasto; soltanto dopo aver raccolte sui pianeti molte osservazioni, dopo averle messe in ordine opportuno, e dopo averle esaminate con occhio critico, sarà giunto alle idee più esatte esposte nella narrazione di Tolomeo.

23. Posidonio e Gemino. — Una terza notizia sopra gli eccentri mobili ci è fornita da Gemino, che nel secolo precedente l’èra volgare fu dotto scrittore di cose scientifiche, e molto studiò la storia delle matematiche, siccome risulta principalmente dagli estratti che di lui dà Proclo nel suo commentario al primo libro d’Euclide. Stando a quanto egli stesso afferma nel primo capitolo dei suoi Elementi d’astronomia1, Gemino aveva trattato specialmente le ipotesi planetarie in un’altra opera che ora più non abbiamo. Invece alcuni brevi cenni di Gemino, concernenti il moto dei pianeti, ci sono stati conservati da Simplicio nel suo commentario alla fisica d’Aristotele; essi derivano da un compendio, che Gemino aveva scritto sopra la Meteorologia di Posidonio2. Essendo questo passo molto importante sotto più riguardi, e dovendo noi usarne più d’una volta, l’Ilo riferito tutto intiero testualmente nell’appendice che sta in fine della presente memoria, secondo l’ultima edizione fattane da H. Diels.

Gemino (o forse Posidonio) tratta ivi del diverso punto di vista, sotto cui le teorie dei movimenti celesti devono essere considerate dal fisico e dal matematico; ed espone su questo proposito le distinzioni, di cui sopra già abbiam fatto cenno (§ 10). indicando qual’è la natura od il metodo delle ricerche pel fisico, e quale per l'astronomo. E viene quindi a dire: «Altre volte (l’astronomo) assegna in forma d’ipotesi certe «combinazioni da lui trovate, ammessele quali, si può render «conto dei fenomeni. Per esempio: per qual causa il Sole,

  1. In Petavii, Uranologion, ed. Paris, 1630, p. 4.
  2. Come risulta dal testo riportato nell’appendice, Simplicio non aveva nelle mani il testo dì Gemino, e lo ha riprodotto estraendolo dal commento, che sulla Fisica di Aristotele aveva fatto Alessandro Afrodisiense.