Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/207

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196 rubra cunicula

associata ad alcun asterismo; se ne sbriga con un solo verso, dicendo che brilla sotto i Gemelli1. Io sono tentato di credere, che l’apoteosi di Erigone sia dovuta ad Eratostene, con Procione poi è da lui considerato come una stella isolata, non temporaneo di Arato; il quale nel suo poema intitolato Hermes diffusamente trattò delle favole attinenti alle costellazioni; ed in altro poemetto speciale intitolato appunto Erigone trattò la leggenda di cui ci stiamo occupando2. Comunque sia di questo, è certo che già sulla sfera celeste d’Ipparco Procione rappresentava non soltanto la stella ancora da noi così chiamata, ma anche la piccola costellazione, cui essa appartiene3. Così pure sulle sfere celesti dei Romani ai tempi d’Augusto la cagnetta d’Erigone stava disegnata sotto la figura d’un piccolo cane, o piuttosto d’una piccola cagna, comprendente Procione con alcune stelle vicine; indi il nome di Canicula dato così alla stella, come all’asterismo. Il sesso non essendo discernibile sulla figura, molti cominciarono ad appellarla semplicemte il Cane minore (Canis minor), per distinguerla dal Cane ordinario (Canis major), analogamente a quanto fu fatto per le due Orse. La confusione del sesso fu agevolata da ciò che in latino la parola Canis può significare ugualmente cane e cagna. Varrone (Rerum Rusticarum II, c. 1) mostra di non ignorare, esser due i cani celesti, e non uno. Vitruvio nell’Architettura, libro IX, c. 7, descrivendo la sfera costellata, dice: major item (Canis) sequitur minorem. Igino, già citato, scrive a proposito della costellazione del Cane minore4: Hic in lacteo circulo defixus, pedibus aequinoctialem oirculum tangit, spectat ad occasum... omnino est stellarum III. La denominazione di Cane minore è rimasta nell’Astrognosia e dura anche al presente. Il nome di Canicula poi appare etimologicamente giustificato coll’applicarlo alla cagnetta d’Erigone, cioè a Procione;

  1. Arati Phaenomena, v. 450.
  2. Tanto dell’Hermes che dell’Erigone sono restati pochi frammenti, raccolti e pubblicati da G. Benhardy nel suo libro Eratosthenica, Berlino, 1822, pp. 110-167.
  3. Hipparchi in Arati et Eudoxi Phaenomena Lib. III, p. 241 nell’edizione di Petavio (Uranologion, ed. Paris, 1630). Anche Gemino conosce la costellazione di Procione.
  4. Astronomica, ed. Bnnte, p. 96. Non cito i Catasterismi comunemente attribuiti ad Eratostene, essendo provato di essi, che sono una compilazione relativamente recente, fatta principalmente su di Igino}.