Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/208

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considerazioni 197

mentre dalla sua applicazione a Sirio non riceve alcuna plausibile spiegazione.

2. L’autorità più importante sa tale argomento è per noi quella di Plinio il Vecchio, il quale in diversi luoghi del libro XVIII della Storia Naturale esprime la sua opinione molto chiaramente. Nel capitolo 28 si hanno le seguenti indicazioni... Ab solstitio ad fidiculae occasum VI Kalendas Iulias Caesari Orion exoritur: zona autem ejus IV Nonas Assyriae, Aegypto vero Procyon matutino aestuosus, quod sidus apud Romanos non habet nomen, uisi Caniculam hanc volumus intellegi, hoc est, minorem canem, ut in astris pingitur, ad aestum magnopere pertinens sicut mox docebimus. Da questo passo si conferma che per Plinio la Canicola era la costellazione del Cane minore, il qual nome egli pure si risolve a dare a Procione, forse per non chiamarlo Antecanis come aveva fatto Cicerone1. Secondo Plinio, Procyon aestuosus ha sull’estate un’influenza non minore che quella di Sirio. Alcune linee dopo:... XVI Kal. Aug. Assyrine Procyon exoritur, dein post triduum fere ubique confessum inter omnes sidus ingens quod Canis ortum vocamus, Sole partem primam leonis ingresso: e qui si distingue fra il levare del Cane (o di Sirio) e quello di Procione con intervallo di 3 giorni: onde falsamente alcuno ha argomentato2 che Plinio abbia confuso questi due astri. Poco dopo:... In hoc temporis intervallo res summa vitium agitur decretorio uvis sidere illo, quod Caniculam appellavimus, unde carbunculare dicuntur, ut quodam uredinis carbone exustae: da che si vede quali effetti dall’influsso di Procione i Romani temessero per la coltura delle viti.

Nel capitolo 29 dello stesso libro XVIII è esposta una singolare teoria degl’influssi dell’Aquila e della Canicola (Procione) sulla vegetazione. Plinio incomincia col descrivere il corso della Via Lattea, segnandone le intersezioni coll’equatore celeste nell’Aquila e nella Canicola, dov’erano e sono effettivamente ...Est praeterea in cælo qui vocatur lacteus circulus, etiam visu facilis. Hujus defluvio, velut ex ubere aliquo, sata cuncta lactexcunt duorum siderum observatione, Aquilae in

  1. Antecanis, Graio Procyon qui nomine fertur. Aratea, ed. Buhle, vol. II, p. 18.
  2. Salmash, Pliniaunæ Exercitationes in Solinum, pp. 303-309 nell’edizione di Utrecht, 1689.