Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/213

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202 rubra cunicula

Qui la rappresentazione simbolica della cagnetta rossa è indicata tanto chiaramente quanto si può desiderare.

Tali eran dunque le cose in origine. Ma siccome era da aspettarsi, fra due costellazioni rappresentanti il medesimo animale e dotate di simili influssi non tardò a nascer confusione presso le persone poco perite del cielo e delle minuzie rituali. Per esse un solo Cane fini per dominare i mesi estivi col suo ardore, e questo non poteva esser altro che il vecchio Cane d’Omero e dei poeti greci. Ad una delle più grandiose costellazioni del cielo di cui Arato aveva detto:

Ἡ δὲ Κυνὸς μεγάλοιο κατ´ οὐρὴν ἕλκεται Ἀργώ


e alla stella più brillante del cielo, fu contro ogni convenienza applicato il nome diminutivo di Canicula: l’asterismo, dove tutti fin allora con Omero avevano riconosciuto il custode del gigante Orione, fu surrogato dalla cagnetta d’Erigone, mutata d’or innanzi in cane maschio. Igino scrive parlando del Cane maggiore1 ...alui autem Icari canem esse dixerunt... E così s’intende come Columella per cui la Canicula era una cosa sola con Sirio, potesse scrivere nel suo poemetto De cultu hortorum,2 (vv. 400-401):

.... Cum Canis Erigones flagraus Ilyperionis aestu
Arboreos aperit fetus....

pur alludendo al Cane maggiore e non al minore. Quindi consegue, che dalle allusioni, frequenti nei poeti latini, concernenti la favola d’Icario e d’Erigone non è permesso di decidere se per Cane Icario o Cane d’Erigone essi hanno inteso di designare il Cane maggiore od il minore. È probabile del resto, che alla maggior parte di quei poeti tale questione non importasse punto. L’influsso estifero del Cane d’Erigone o del Cane d’Icario era una frase fatta che l’uno poteva pigliar dall’altro senza più, insieme a tant’altre immagini dall’arsenale poetico di quei tempi. La confusione pare sia giunta al punto da modificare l’antico rito dei Robigalia. Ai tempi di Ateio Capitone e di Ovidio

  1. Libro II, c. 35, p. 74 dell’ed. di Bunte.
  2. Forma il libro X dell’opera di Columella, De Re Rustica.