Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/267

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256 sui parapegmi o calendari

eleganti inezie! esclamerà il lettore. Ma purtroppo la filosofia naturale dei Greci aveva cominciato a deviare dalla dritta via per cui l’avevano avviata i suoi fondatori Talete ed Anassimandro.

Questa via invece si studiò di seguire Democrito di Abdera (480-380), gran maestro di osservazione e di scienza positiva, che cogli altri atomisti si può considerare come il legittimo continuatore dei filosofi ionii. Durante la sua lunghissima vita e mercè di estesi viaggi egli ebbe occasione di raccogliere una gran massa di cognizioni su argomenti diversissimi della filosofia naturale; e di tali cognizioni lasciò ricordo in numerosi libri, dei quali altro non rimase che il titolo e pochi frammenti. Alcune opere di magia, astrologia, ed alchimia, che già anticamente gli erano attribuite, e di cui qualche cosa si è conservato, non appartengono a lui. Fra i libri che veramente si possono considerare come opera di Democrito, parecchi si collegavano manifestamente col nostro argomento. Due di essi, uno Sulle cause celesti, l’altro Sulle cause atmosferiche dimostrano in modo evidente coi loro titoli, che già ai suoi tempi si sentiva doversi fare qualche distinzione fra l’Astronomia e la Meteorologia. Aveva egli altresì scritto un libro Sul grande anno; del quale si è conservata la notizia, il grande anno di Democrito esser stato di 82 anni solari e 1012 lunazioni. Gli anni comuni erano 54 in ogni periodo, gli anni intercalari 28. Se questi numeri sono esattamente riferiti, convien dire che il filosofo di Abdera non conobbe molto esattamente il rapporto della durata dell’anno solare alla durata della lunazione. Non è possibile infatti comporre con questi numeri un ciclo che si adatti ugualmente bene al corso del Sole e a quello della Luna. Democrito scrisse inoltre un trattato d’Astronomia, a cui era annesso un parapegma o calendario astrometeorologico. È questa la prima di tali composizioni, di cui ci resti qualche frammento, e ci sia concesso di prendere qualche idea. Dei frammenti il lettore vedrà più sotto qualche saggio: quanto all’ordine del parapegma, pare che esso constasse di due colonne, nella prima delle quali ermi segnati in ordine progressivo i 365 giorni dell’anno a partire da un puuto fisso del movimento del Sole, e probabilmente a partire dal solstizio estivo. Non vi era segno di mesi, per la posizione incerta e molto variabile che avevano i mesi dei Greci rispetto ai quattro cardini dell’anno. Nella seconda colonna erano segnate le osservazioni