Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/268

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astro-meteorologici degli antichi 257

dello stato del cielo e dei venti, che l’autore aveva potuto registrare sotto ciascun giorno per più anni, prendendo una specie di inedia fra le indicazioni dei vari anni, quando esse eran discordi, o segnando talvolta anche la varietà di tali indicazioni, quando esse erano inconciliabili. Tali indicazioni si conservano in piccola parte, circa 35 per tutto l’anno. Lo scopo di tale composizione era manifestamente quello di segnare giorno per giorno le probabilità del tempo che si poteva aspettare; ed anche quello di segnare verso quale epoca dell’anno si dovevano aspettare certi fenomeni periodici, come per esempio la apparizione delle etesie o venti regolari. Affinchè poi si potesse ravvisare facilmente in cielo le epoche più importanti connesse col corso del Sole, oltre alle episemasie o pronostici meteorologici, si davano nel parapegma le epoche del levare e tramonto mattutino e vespertino di alcuni astri principali, in corrispondenza colle episemasie stesse. Su questo tipo furono di poi costrutti anche tutti gli altri parapegmi dei Greci fino al tempo in cui essi adottarono il calendario romano.

Se dobbiamo credere a Plinio1 sarebbe anche stato il primo a stabilire regole meteorologiche circa gl’influssi della Luna secondo le sue fasi; le quali poi, tradotte in bei versi da Arato e da Virgilio sopravvissero tanti secoli, e ancora oggi sotto tante forme hanno conservato qualche fautore. Che nell’opinione popolare del suo tempo egli fosse grande intenditore dei fenomeni meteorologici risulta dalla novella che di lui si narra, aver egli salvato la messe di suo fratello Damaso

  1. Vergilius etiam in numeros Lunae digerenda quaedam putavit, Democriti secutus ostentationem; nos legum utilitas in hac quoque movet parte. Hist. Nat. lib. XVIII, cap. 32. Ad onor del vero debbo aggiungere, che l’autorità di Plinio su questo argomento mi pare alquanto sospetta; perché egli riteneva come genuini tutti gli scritti attribuiti a Democrito, anche quelli di cui già al suo tempo si contestava l’autenticità (vedi Hist. Nat. lib. XXX, cap. I); e potrebbe essere che da uno di tali falsi scritti avesse ricavato le notizie qui sopra. Il primo e più noto dei contraffattori di Democrito fu un Egiziano, certo Bolo da Mendes, già noto a Columella. Ora consta che degli scritti di Bolo uno aveva per titolo: Intorno ai pronostici del Sole, della Luna, della grand’Orsa, della lucerna, e dell’iride; e da questo appunto potrebbe Plinio aver desunto i pronostici lunari da lui attribuiti a Democrito. Il dubbio è grave e non vedo il modo di risolverlo.
Schiaparelli - Astronomia II. 17