Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/275

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
264 sui parapegmi o calendari

novarsi delle identiche combinazioni d’influssi solari e lunari, la differenza di un giorno e mezzo in capo ad otto anni non era tale da influire grandemente sul ritorno delle stagioni e degli effetti solari; dei quali la variazione in tale intervallo, ed anche durante un intervallo doppio o triplo poteva considerarsi come poco sensibile. Il significato meteorologico dell’ottaeteride è indicato chiaramente nel seguente passo di Plinio (Hist. Nat. Nat. lib. XVIII, cap. 25): Indicandum est et illud, tempestatetes ipsas cardines suos habere quadrinis annis, et easdem non magna differentia reverti ratione Solis; octonis vero augeri easdem, centesima revolvente se Luna.

Nondimeno si può domandare, perchè all’intento di formare un grande anno meteorologico Eudosso non abbia preso per base il ciclo di Metone. Due motivi potevano indurlo a questo. Primo, un ciclo di 19 anni eguali ciascuno a 365¼ giorni non dà un numero intiero di giorni. Secondo, un tal periodo è troppo lungo perchè un solo osservatore possa studiare con esso il rinnovamento degli influssi meteorici. Fra tutti i cicli possibili l’ottaeteride è il più breve, che riconduca approssimativamente i periodi del Sole e della Luna; e perciò fu adottato da Eudosso. Posta dunque da banda ogni supposizione concernente il ritorno ad una forma di calendario antiquata e già reietta, noi dobbiamo considerare l’ottaeteride presso Eudosso come un modo di ordinare periodicamente le osservazioni delle meteore secondo gli influssi combinati del Sole e della Luna. E dobbiamo supporre, che egli, o solo, o con aiuto d’altri osservatori abbia continuato le annotazioni almeno per otto anni, onde esaurire tutte le possibili combinazioni dei due astri. E di questa serie d’osservazioni o del parapegma ottennale su di esse composto parlano gli antichi scrittori quando dicono che l’ottaeteride fu inventata da Eudosso e nominano il libro da lui pubblicato con questo nome. L’idea di studiare le variazioni del tempo per tutta questa durata fu seguita anche da altri osservatori, e così si citano Dositeo e Critone come autori di una ottaeteride eudossiana: espressione

    se egli ne fosse stato l’inventore. Gli scrittori concordemente attribuiscono ad Eudosso una ottaeteride composta di due lustri quadriennali, della quale il significato non può essere che principalmente meteorologico, siccome risulta chiaramente dalle ragioni addotte qui sopra. Inoltre si può riflettere che una intercalazione a così lunga scadenza (160 anni) era affatto fuori dell’uso e delle idee degli antichi.