Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/28

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di eudosso, di callippo e di aristotele 17

posizione fondamentale si attenne pure Eudosso, e tutte le sue sfere immaginò descritte concentricamente alla Terra e intorno ad essa simmetriche1; onde a buon diritto fu dato loro in tempi posteriori il nome di sfere omocentriche. Adottando tale supposizione, il problema diventava assai più difficile, poiché a queste sfere era così tolto ogni movimento di traslazione, e non rimaneva al geometra altro modo di rappresentare i fenomeni, che quello fondato sulla combinazione dei loro movimenti rotatori; ma alla fabbrica del mondo si conservava così un’eleganza, da cui le costruzioni d’Ipparco e di Tolomeo e degli altri tutti, compreso Copernico, rimasero assai lontane, e che non trovò più l’uguale, fino ai tempi di Keplero. La concentricità delle sfere celesti avea inoltre il vantaggio di non contraddire alla testimonianza dei sensi ed alle opinioni, tuttora rispettate, degli antichi fisici. Si dovea anche cercare di esperimentare ogni cosa possibile, prima d’introdurre nel cielo un elemento di asimmetria e d’arbitrio, qual è il moto eccentrico; senza parlare della naturale ripugnanza che si dovette da principio provare ad ammettere, che i corpi celesti potessero descrivere circoli intorno a centri puramente ideali e privi di ogni contrassegno sensibile.

Eudosso immaginò dunque, press’a poco come avea fatto Platone prima di lui, che ogni corpo celeste fosse portato in circolo da una sfera girevole sopra due poli, e dotata di rotazione uniforme; suppose inoltre, che l’astro fosse attaccato ad un punto dell’equatore di questa sfera, in modo da descrivere, durante la rotazione, un circolo massimo, posto nel piano perpendicolare all’asse di rotazione della medesima. A render conto delle variazioni di celerità dei pianeti, del loro stare e retrogradare, e del loro deviare a destra ed a sinistra nel senso della latitudine, tale ipotesi non bastava, e convenne supporre che il pianeta fosse animato da più movimenti analoghi a quel primo, i quali sovrapponendosi producessero quel movimento unico, in apparenza irregolare, che appunto si osserva. Eudosso stabilì dunque, che i poli della sfera portante il pia-

Schiaparelli - Astronomia II. 2
  1. Vedi l’Appendice II, dove Simplicio afferma espressamente questa concentricità. Essa del resto risulta in modo evidente dall’insieme di tutti i particolari del sistema. Con questo rimane d’un tratto confutata l’opinione di quelli che hanno voluto vedere nel sistema di Eudosso il germe delle teorie epicicliche adottate più tardi da Ipparco e dagli astronomi alessandrini.