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276 sui parapegmi o calendari

dario di Columella, che si può vedere nella sua opera De Re Rustica, libro XI, capo 2°; 4° da ultimo il calendario intitolato dal nome di Claudio Etrusco grammatico dei tempi Augustei, il quale ci fu conservato tutto intiero in una traduzione greca dell’anzidetto Giovanni Laurenzio nel suo libro Sui presagi.

I Fasti Ovidiani contengono poche indicazioni meteorologiche, essendo principalmente consecrati alle tradizioni sacre e civili; inoltre vi sono gravi errori nella parte astronomica. Ma i calendari di Varrone, di Columella e di Claudio Etrusco hanno la forma dei parapegmi greci, e contengono oltre ai fenomeni stellari anche le episemasie, però senza che sia indicato il nome degli autori da cui furon tratti gli uni e le altre. Una cosa è tuttavia manifesta, che quantunque ordinate secondo i mesi del calendario giuliano, le indicazioni astronomiche e meteorologiche differiscono assai spesso da quelle di Giulio Cesare, accordandosi invece molte volte fra loro. Columella dice in termini generali che il suo calendario è redatto secondo le opinioni accettate da molto tempo fra gli agricoltori, i quali davano particolar credito ai fasti di Metone, di Eudosso, e degli astronomi più antichi:... in hac ruris disciplina sequor nunc Eudoxi et Metonis, antiquorumque fastos astrologorum, qui sunt aptati publicis sacrificiis; quia et notior est ista vetus agricolis concepta opinio, nec tamen Hipparchi subtilitas pinguioribus, ut aiunt, rusticorum litteris necessaria est. È dunque da ammettere che il calendario rustico dei Romani fosse fondato sui dati dei più antichi parapegmatisti, senza che sia possibile oggi accertare la parte che ciascuno di essi ebbe nella formazione del medesimo1.

  1. Tutto quello che in greco ci è rimasto degli antichi parapegmi sta raccolto in un volumetto che ha per titolo: Joannis Laurentii Lydi liber de ostentis et Calendaria Graeca omnia: edidit Curtius Wachsmuth, Lipsiae, in aedibus Teubneri, 1863. Contiene i parapegmi di Pseudo-Gemino, Tolomeo, Claudio Etrusco; i frammenti del libro Sui mesi di Giovanni Laurenzio accennati qui sopra, e altri documenti minori, dei quali non ho fatto menzione perchè importanti solo astronomicamente. Il Wachsmuth vi ha premesso una dotta introduzioue, della quale molto ho profittato nello scrivere il presente studio. Dei documenti latini non esiste ancora una collezione completa, ma è facile trovarli. Poche indicazioni ha Varrone, De Re Rustica, lib. I, cap. 28. Altre più copiose ne ha Columella nel suo trattato di ugual nome, lib. IX, cap. 14, oltre al suo Calendario lib. XI, cap. 2. Da ultimo Plinio nella Storia Naturale ha gran copia di notizie interessanti su tutta questa materia, e prova ne siano le frequenti citazioni