Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/319

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pubblicata dal prof. m.cantor 309

sistemi sessagesimali dei pesi, delle monete, e della divisione del circolo, che di là si diffusero in Oriente ed anche in Grecia. Ma s’ignorava che questi sistemi fossero connessi con un modo generale di numerazione, che procede per unità crescenti in progressione geometrica avente il rapporto 60. Con questo modo, che è analogo affatto a quello oggi usato ancora da noi nello scrivere i gradi, i minuti, e i secondi, sono scritte le Tavole dei quadrati e dei cubi dei numeri naturali, dissotterrate da Lord Loftus nelle sue escavazioni di Senkereh. Il cubo di 16 per esempio è scritto così 1 . 8. 16. cioè che noi spiegheremmo con


163 = l x 602 + 8 x 60 + 16 x 1.


In presenza di fatti così inaspettati e così importanti, noi non possiamo che unire i nostri voti a quelli dell’Autore, affinchè si pensi con maggior alacrità a trarre in luce le infinite ricchezze archeologiche ed istoriche che ancor cela nel suo seno l’antica terra del Tigri e dell’Eufrate.

La terza sezione è dedicata ai Greci, ed occupa a buon diritto quasi la metà di tutto il volume. In questa parte non si possono aspettare novità così grandi come quelle che il libro contiene rispetto ai popoli orientali: non si deve credere tuttavia, che il tempo non abbia anche qui avuto il suo consueto effetto. Sull’aritmetica e sulla geometria dei Pitagorici molto rimane oscuro, ma qualche passo si è fatto. La storia dei geometri greci anteriori ad Euclide è stata molto rischiarata, specialmente per opera di Bretschneider. La confusione poi delle notizie concernenti Erone Alessandrino è in parte cessata, e la sua importanza nella storia delle matematiche comincia ad esser posta nella vera luce, per opera principalmente dello stesso Cantor1. Sembra ormai anche risoluta la questione famosa concernente i Porismi d’Euclide, mercè la restituzione fattane dal Chasles. Il conto che l’Autore ha dovuto tenere di questi lavori e di tanti altri minori, non gli ha impedito di attendere colla dovuta cura ai grandi matematici del periodo alessandrino, Euclide, Apollonio, Archimede, Pappo e Diofanto; delle cui opere ed invenzioni con sapiente e non superficiale brevità si dà notizia, accennando a tutto quello

  1. Vedi principalmente il suo libro Sugli agrimensori romani.

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