Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/336

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forse in tempi non molto remoti. Gli Arabi le introdussero qualche volta nei loro computi astrologici, e alcuno dei loro astrolabi le porta segnate insieme coi 12 segni dello zodiaco.

Ai computi indiani, od ai computi cinesi, o ad entrambi, in qualche parte si accostano quelli dell’India oltre il Gange, quei dell’Arcipelago malese e quei dell’Asia centrale. Unico e diverso da tutti gli altri invece è il sistema di cronologia usato dai popoli dell’America centrale, dal Messico al Nicaragua, prima della conquista spagnuola. Tutti questi popoli avevano un sistema vigesimale di numerazione: quindi la base dei loro calcoli del tempo è uno spazio di 20 giorni, che ripetuto 18 volte con l’aggiunta di 5 giorni intercalari, dava un anno vago di 365 giorni. Lo stesso spazio di 20 giorni ripetuto 13 volte dava un periodo di 260 giorni detto tonalamatl. I due periodi di 365 e di 260 giorni partendo da un’origine comune e correndo parallelamente, dopo 52 anni e 73 tonalamatl ritornavano di nuovo a cominciar insieme. La durata di 52 anni = 73 tonalamatl era il fondamento della cronologia storica di quei popoli. Non si sa bene se e come tenessero conto della discordanza fra l’anno vago e l’anno tropico. Essi attendevano anche alle apparizioni del pianeta Venere, il cui periodo sinodico avevan determinato assai bene in 584 giorni, e trovato rinnovarsi 5 volte in 8 anni vaghi.

L’Autore tace dei Peruviani, sul cui modo di calcolare il tempo non si hanno notizie sicure. Si sa solamente che essi determinavano gli anni solari per mezzo di osservazioni dirette fatte sul Sole coll’aiuto di certi istrumenti o piuttosto edilizi detti intihuatana, cioè specole del Sole. Di parecchi intihuatana esistono ancora rovine, non però tali che si possa accertare il modo di usarli, specialmente per esser stati tutti privati delle loro parti metalliche. Sembra che per mezzo di colonne verticali si osservassero i due momenti dell’anno in cui il Sole passava allo zenit del luogo. Piattaforme circolari piane, ben livellate di 5 o 6 metri di diametro disposte intorno alle dette colonne accennano anche ad osservazioni di direzione dell’ombra di quelle. Ma i cenni degli storici spagnuoli della conquista sono poco chiari e si contraddicono fra di loro.

Con quanto precede io spero di aver dato al lettore qualche idea della copia d’informazioni raccolte dall’Autore in questo suo primo volume; al quale è da augurare che con pari valore e fortuna egli possa far succedere gli altri due.