Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/345

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336 a proposito di una storia

ritornarono a dottrina puramente omocentrica. Anche Averroè non era soddisfatto delle ipotesi tolemaiche. In Oriente Nassir-Eddin (secolo XIII) immaginò un suo proprio sistema composto di sfere centrate ed eccentriche in tanto numero e con movimenti cosi complicati, da non potersi certamente considerare come un progresso rispetto alle ipotesi dell’Almagesto. Nessuno però di questi elaborò completamente le proprie teorie, e le condusse al punto da derivarne un calcolo della posizione degli astri e da cimentarle colle osservazioni. Lo stesso dicesi dei sistemi omocentrici esposti dal Fracastoro e da G. B. Amici ancora nel secolo XVI, dei quali pure il nostro autore cerca di dare qualche idea. Tutti questi tentativi di riforma nulla hanno giovato a rettificar le idee, anzi devono considerarsi come inutili al progresso della scienza vera. Tutti caddero presto in dimenticanza, come frutti disseccati prima di giungere a maturazione.

I quattro ultimi capitoli dell’opera sono consacrati ad esporre ciò che giustamente fu chiamato la Riforma dell’Astronomia. Questa riforma fu opera di una serie di grandi uomini, i quali si succedettero sulla scena nell’ordine e nel tempo in cui il concorso di ciascuno era più necessario. Copernico aveva bensi dimostrato, che coll’ipotesi eliocentrica era possibile rappresentare i fenomeni con precisione uguale od anzi superiore a quella dell’Almagesto; ma per raggiungere questo intento non ebbe altri strumenti a sua disposizione, che gli eccentri e gli epicicli degli antichi. La maggior semplicità della sua costruzione non era quindi così evidente come apparve più tardi; ondo fu detto giustamente che Copernico in realtà era assai più ricco di quanto egli stesso credesse. Era inoltre questa costruzione aggravata da varie complicazioni inutili, non ultima delle quali era l’introduzione di ipotesi speciali per spiegare il fenomeno affatto immaginario della trepidazione. Nè il grado di precisione delle tavole copernicane superava di molto quello delle tavole precedenti; ciò non tanto per vizio inerente alla teoria, quanto perchè fondate sopra osservazioni troppo scarse di numero e troppo manchevoli dal lato della precisione. Ma pochi anni dopo Copernico venne Tycho Brahe coi suoi grandi ed accurati istrumeuti a preparare quel materiale di osservazioni copiose ed esatte, quale appunto il momento richiedeva; e fortuna volle, che questo materiale al mancar di Ticone fosse affidato alle mani di quel raro geometra