Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/352

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albatenio 343

da cui abbiamo desunto la maggior parte di queste indicazioni, e verremo senza più alla sua grande opera astronomica, che sola sopravvisse in qualche modo alla forza distruggitrice del tempo. Ho detto in qualche modo; ma certamente non nel modo che avrebbe desiderato il suo autore, nè in quello che avremmo desiderato noi.

Nell’unico manoscritto che se ne conserva, il titolo dell’opera è andato perduto. Dai più antichi scrittori arabi che ne fanno parola essa è designata col nome di zig Albattani. Come spiega il Nallino, gli astronomi arabi solevano chiamare zig «libros, qui cosmographiae elementis plerumque omissis, astronomiae sphaericae doctrinas altiores calculorumqne cælestium rationes exponant, atque omnes necessarias tabulas complectantur». Una specie di Syntaxis Mathematica dunque, sul modello di Tolomeo; nella quale però spesso le parti teoretiche e dimostrative sono ridotte al minimum, mentre pieno sviluppo si dà alla pratica dei calcoli ed alle tavole che devono servire alla loro esecuzione. L’opera di Albatenio consta infatti di due parti: la prima è un’esposizione compiuta, ma succinta, dei principali problemi astronomici e dei fondamenti su cui si appoggian le tavole; la seconda comprende le tavole medesime, che per disposizione ingegnosa, per ricchezza di dati e facilità di uso, superano quanto si era fatto fino a quel tempo. Questa seconda parte, benché contenga dati importanti che mancano alla prima, è rimasta fino ad oggi inedita, ed è un dono totalmente nuovo che il professor Nallino fa agli astronomi ed agli studiosi delle scienze orientali. Noi possiamo adesso farci un’idea precisa dell’insieme dei lavori astronomici di Albatenio, ed anche rettificare alcune affermazioni non esatte che da più secoli corrono sopra di lui.

La ragione che lo indusse a scrivere la sua opera, è da lui esposta nell’introduzione in questi termini:

«Da molti anni essendomi occupato dell’astronomia ed avendo speso assai tempo nel suo studio, ho osservato numerose differenze nei libri che trattano dei movimenti celesti, ed anche ho veduto che alcuni autori hanno errato nello stabilirne i fondamenti. Perciò dopo lunga riflessione ho pensato di correggere e di stabilir meglio tutte queste cose, usando del modo tenuto da Tolomeo nel suo libro dell’Almagesto, camminando sulle sue orme e seguendo i suoi precetti. Avendo egli infatti diligentemente esaminato tutta questa materia e dimostrate le