Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/356

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albatenio 347


Di una terza versione in lingua spagnuola, fatta per ordine di Alfonso X di Castiglia esiste a Parigi nella biblioteca dell’Arsenale un codice della fine del secolo XIII, il quale comprende solo i primi XXVI capitoli della parte dottrinale, ma contiene in compenso le tavole astronomiche. Anche questa deriva dalla medesima corrotta fonte da cui provengono il codice dell’Escuriale e la versione di Platone; anzi il Nallino sospetta che il suo testo sia semplicemente una riproduzione in spagnuolo della versione latina di Platone.

Sopra un materiale così imperfetto il Nallino ha dovuto fare la sua edizione. Del testo arabico si può dire ch’egli ha salvato tutto quello che si poteva ancora salvare. Ormai non sarà più possibile che per incendio o altra disgrazia esso sia irrevocabilmente distrutto. Ma forse meglio che nel guasto originale. Albatenio potrà ora esser letto e compreso nella nuova versione latina e nelle copiose annotazioni che l’accompagnano, mentre l’introduzione del primo volume ci istruisce compiutamente sulla vita di Albatenio, sulle diverse edizioni dell’opera sua, sugli studi che vi spesero intorno Regiomontano, Halley e Delambre. La perfetta cognizione non solo della lingua, ma anche della materia, ha permesso all’editore di portare quasi dappertutto la luce necessaria: solo pochi punti secondari sono rimasti senza spiegazione. A questo risultato ha pure contribuito in parte uno studio accurato dell’Almagesto, con cui l’opera di Albatenio offre tanti punti di contatto; ma più ancora l’immensa copia di notizie che il Nallino ha saputo trarre a modo di confronto e di illustrazione dai libri astronomici degli Orientali e specialmente dagli Arabi, così editi come manoscritti. Al pari dell’Alfergano del Golius, questo Albatenio sarà un vero tesoro di erudizione necessario a consultarsi per tutti quelli che avranno da scrivere sopra l’astronomia degli Arabi. Il Nallino però è stato più fortunato del Golius in questo, che ha potuto condurre la propria opera a compimento, mentre il Golius ha lasciato la sua imperfetta. Il professor Nallino è ancor giovine e forte, cosicché noi possiamo sperare di apprendere da lui ancor molto intorno all’astronomia degli Arabi.