Pagina:Schiaparelli - Scritti della astronomia antica, 1926.djvu/365

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356 studi greco-indiani


Riassumendo questi fatti, ai quali sarebbe possibile aggiungerne ancor altri1, risulta che in un’epoca, la quale comincia verso il 200 di Cristo, l’astronomia e l’astrologia alessandrina penetrarono nell’India e vi furono accolte con favore; che nello stesso tempo vi si fecero strada leggende mitiche, riferibili alle suddette scienze, quando pure queste ultime non siano giunte colà anche prima. Non crediamo del resto che sia in contraddizione con questi risultamenti l’ammettere, che l’astronomia alessandrina sia arrivata nell’India anche prima del II secolo; soltanto questa possibilità non è appoggiata ancora da testimonianze positive.

Questo per l’astronomia. Come sta il fatto per la matematica pura? Matematici, nel senso che noi intendiamo, finora non se ne trovarono nella letteratura dell’India. Gli scrittori che furono e sono tuttora studiati, come appartenenti alla matematica degl’indiani, Aryabhata (nato nel 476), Brahmagupta (nato nel 598), Bhâskarâcârya (nato nel 1114), erano astronomi, ed hanno soltanto consacrato alcuni capitoli dei loro trattati astronomici alle nozioni matematiche, considerate come sussidio della lor scienza. Appena è credibile, che questi scrittori, dei quali il più antico fu quasi contemporaneo di Varàhamihira, ignorassero le fonti greche, a cui questi attingeva; meno credibile ancora è, che conoscendole, non ne abbiano voluto prender notizia, siano pure quei greci scrittori stati più astrologi che astronomi, sia pure che i nominati indiani, dotati com’erano di proprio originale ingegno, non abbiamo voluto abbandonarsi passivamente ed interamente all’influsso dei maestri stranieri. È dunque congettura ben fondata, e della quale può aspettarsi conferma, questa, che la matematica dei Greci abbia lasciato qualche traccia negli scritti di quegli autori indiani.

A dir vero, per ciò che concerne l’aritmetica e l’algebra, non è stato possibile ottenere di ciò la dimostrazione; anzi non senza buona ragione si è dubitato, se un indiano abbia mai potuto in queste materie imparare qualche cosa dai Greci. Esistono veramente alcuni punti di similitudine; equazioni quadratiche si trovano risolute dagli uni e dagli altri; somme

  1. Forse appartiene a questa categoria, per esempio, la cognizione che aveva Aryabhata del movimento rotatorio della terra, su di che però ora qui non occorre pronunziare.